L’industria alimentare globale si trova di fronte a un paradosso insostenibile: mentre la domanda di cibo cresce in modo esponenziale, ogni anno, solo all’interno dell’Unione Europea, vengono sprecate circa 89 milioni di tonnellate di alimenti, generando un danno economico stimato in 143 miliardi di euro1. A livello globale, questo spreco contribuisce all’8-10% delle emissioni totali di gas serra2.
Per mitigare questo impatto, il Foodtech sta virando verso un nuovo paradigma: la bioeconomia circolare rigenerativa: in questo ecosistema, le biomasse residue non sono più considerate un problema di smaltimento, ma la spina dorsale per la creazione di nuovi ingredienti funzionali.
È qui che entra in gioco l’upcycling (o superciclo), un processo che necessita di tecnologie avanzate e dove l’impiego dei gas tecnici gioca un ruolo decisivo, ma spesso invisibile.
La sola lavorazione di frutta e ortaggi rappresenta circa il 50% dei sottoprodotti organici generati dall’industria alimentare1. Scarti come bucce, crusche, polpe e sieri sono in realtà miniere di molecole preziose: proteine, lipidi, carboidrati, fibre alimentari e composti bioattivi (come i polifenoli ad azione antiossidante)3.
Estrarre e valorizzare queste macromolecole permette di sviluppare nuovi modelli di business circolari4, trasformando l’onere dello smaltimento in materie prime seconde per l’industria nutraceutica, farmaceutica, cosmetica e dei biopolimeri per il confezionamento. L’Italia, in questo scenario, gioca un ruolo di primo piano: la bioeconomia nazionale genera oggi un fatturato di circa 328 miliardi di euro, supportando oltre due milioni di posti di lavoro5.
Nonostante l’enorme potenziale, lo sfruttamento commerciale dei sottoprodotti agricoli e industriali è ancora limitato. Il motivo è prettamente tecnico: questi scarti presentano un elevatissimo contenuto di acqua, un’estrema tendenza alla rapida ossidazione e una forte suscettibilità al deterioramento enzimatico e microbico1.
Per poter estrarre o far fermentare i nutrienti residui, la biomassa deve essere stabilizzata immediatamente dopo lo scarto. È esattamente in questo snodo critico che i gas tecnici intervengono come coadiuvanti tecnologici insostituibili.
Per chiudere il ciclo produttivo, le tecnologie di separazione e fermentazione devono essere supportate da atmosfere ingegnerizzate e fluidi di processo. I principali interventi includono:
La vera sfida per l’industria food & beverage B2B non è solo ideare una soluzione di upcycling, ma renderla sicura, scalabile ed economicamente vantaggiosa. Ottimizzare le condizioni di processo richiede l’acquisizione e la gestione di big data in grado di far dialogare fluidodinamica, microbiologia e chimica degli alimenti2.
È con questo approccio che i ricercatori, i biologi e i tecnologi del Food Team di MedicAir operano all’interno dell’Atelier Alimentare: attraverso test rigorosi, lo studio personalizzato delle interazioni tra gas tecnici e matrici complesse permette di superare i limiti fisiologici degli scarti, trasformandoli definitivamente da onere a risorsa strategica ad alto valore aggiunto.
Seleziona il GAS, inserisci il valore, confermalo con invio e otterrai la conversione
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