La sicurezza alimentare è la priorità assoluta per le aziende che operano nel comparto del food & beverage, specialmente quando si tratta della produzione di conserve, semi-conserve e alimenti pronti al consumo (REPFED). Tra le minacce più temibili e insidiose per questi prodotti spicca senza dubbio il Clostridium botulinum, un batterio anaerobio capace di produrre neurotossine letali per l’uomo.
Nel mercato odierno, in cui i consumatori richiedono alimenti freschi, minimamente processati e con una shelf-life prolungata, l’industria alimentare si trova di fronte a una sfida complessa: come garantire la totale salubrità dei prodotti senza distruggerne le proprietà organolettiche con trattamenti termici estremi? La risposta risiede nell’innovazione tecnologica e, in particolare, nella surgelazione criogenica.
Il rischio legato al botulino nelle preparazioni industriali e artigianali è spesso sottovalutato a causa della sua natura “invisibile”. Il batterio si sviluppa in assenza di ossigeno, in ambienti con elevata umidità e un pH superiore a 4,6.
Ciò che rende la minaccia particolarmente allarmante per l’industria moderna è l’esistenza di ceppi di Clostridium botulinum appartenenti al Gruppo II (non proteolitici). A differenza di altri batteri, questi ceppi sono psicrotrofi: possono crescere e produrre tossine anche a temperature di refrigerazione, fino a 3°C. Inoltre, non essendo proteolitici, il loro sviluppo non altera l’odore, il sapore o l’aspetto visivo dell’alimento, rendendo la contaminazione impossibile da rilevare senza specifiche analisi di laboratorio.
Storicamente, la metodologia più sicura per neutralizzare le spore del botulino è stata la sterilizzazione ad alte temperature (oltre i 121°C). Tuttavia, un trattamento termico così elevato può incidere negativamente sulla qualità del cibo, riducendone il valore nutritivo e alterandone la consistenza e il gusto.
Anche la semplice pastorizzazione o la conservazione in frigorifero possono non essere sufficienti se non supportate da altre barriere protettive, poiché le spore del botulino di Gruppo II possono sopravvivere a trattamenti termici miti e germinare durante la catena del freddo.
Per ovviare a queste criticità, la moderna tecnologia alimentare ha sviluppato soluzioni di abbattimento e surgelazione criogenica, che rappresentano oggi il baluardo più efficace per la sicurezza e la qualità dei cibi.
L’impiego di fluidi criogenici, come l’azoto liquido (che raggiunge i -196°C), permette di abbassare la temperatura al cuore del prodotto in tempi estremamente rapidi. Questo radicale e immediato crollo termico blocca istantaneamente l’evoluzione biologica, batteriologica ed enzimatica dell’alimento, impedendo qualsiasi germinazione delle spore e la conseguente produzione di tossine botuliniche.
I vantaggi di questa tecnologia rispetto alla refrigerazione meccanica tradizionale sono molteplici:
Affrontare i rischi invisibili richiede competenze trasversali e tecnologie all’avanguardia. Il Food Team di MedicAir, composto da tecnologi alimentari, biologi ed esperti della nutrizione, lavora quotidianamente all’interno dell’Atelier Alimentare per studiare soluzioni personalizzate.
Grazie a laboratori chimico-fisici e microbiologici dedicati, testiamo le combinazioni più efficaci per l’industria. Spesso, la surgelazione criogenica viene associata a tecniche di confezionamento ATP (in atmosfera protettiva), creando una sinergia perfetta che prolunga la shelf-life senza l’uso di conservanti artificiali, garantendo allo stesso tempo un ambiente ostile allo sviluppo di patogeni.
Per le aziende alla ricerca di metodi avanzati per garantire la sicurezza delle proprie conserve o dei propri preparati, affidarsi a una consulenza esperta e alle tecnologie criogeniche rappresenta l’investimento più affidabile per proteggere il consumatore e valorizzare l’eccellenza del prodotto finale.
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